Spese di pubblicità e sponsorizzazione

Chiunque ha un reddito derivante da lavoro sotto forma di impresa o lavoro autonomo, può dedurre le spese integralmente entro certi limiti fissati dalla legge. Quando si parla di tutte le spese intendiamo ogni tipo di spesa anche quelle pubblicitarie derivanti da sponsorizzazioni sportive.

Leggendo quanto riportato dalla normativa vigente, ovvero:

CIT: “Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili … costituisce per il soggetto erogante fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro spesa di pubblicità volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante, mediante una specifica attività del beneficiario”

Si evince subito come in termini di costi le spese derivanti da sponsorizzazioni sportive siano equiparate dalla normativa alle spese di pubblicità e promozione.

In un primo momento le spese di sponsorizzazione sportive, sono state classificate all’interno dell’area di competenza delle spese di rappresentanza. Successivamente però, per tale tipologia di spese è stata trovata una collocazione più naturale e giusta tra le spese pubblicitarie e di promozione.

Questo cambiamento è dovuto al fatto che questo tipo di costi per le aziende o per gli autonomi, trovino una collocazione più ovvia se classificate tra le spese di promozione a causa della natura del contratto e dal fatto che quest’ultimo è costituito dall’obbligo da parte di chi riceve il compenso per la sponsorizzazione di pubblicizzare l’attività di chi versa i soldi per fare da sponsor.

Chiarita la giusta collocazione delle spese di sponsorizzazione sportive, è bene capire come l’agenzia delle entrate effettua gli accertamenti fiscali in merito a questo. All’Agenzia delle Entrate spetta l’onere della prova sul contestare l’eccessivo corrispettivo versato dallo sponsor allo sponsee. In pratica l’Agenzia delle entrate deve accertare con prove certe che ci sia una mancanza di economicità nel contratto di sponsorizzazione a svantaggio dello sponsor.

Esistono dei casi che per stranezze logiche aumentano la possibilità di ricevere un accertamento da parte degli organi preposti in caso di sponsorizzazione sportiva. Ad esempio un’impresa locale situata in un quartiere di una grande città, e che serve il pubblico del suo stesso quartiere, potrebbe destare sospetto facendo una sponsorizzazione e versando soldi ad un’associazione sportiva di un quartiere della città distante e nel quale non si ha nè la possibilità di servire la clientela e nè tantomeno di aprire un punto vendita per farlo agevolmente. In questo caso potrebbe essere una sponsorizzazione sportiva fatta solo nel tentativo di ridurre la pressione fiscale.

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